La sera

Quando si fa sera

è Venere

sulle tue labbra

 

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La vecchia guardia

Alla penombra della vecchia guardia

il fragore delle onde

accompagna la sorte

invana

di chi è ormai partito

senza meta.

Giunge da riva

l’eco dei pianti

e i lamenti

di chi alla terra

ancora si regge.

Ora,

disorientato vanamente vaga,

alla memoria delle stagioni

chi vorrebbe lacrime

salate come il mare,

e lancinante dolore

in seno alla sua carne.

E nulla è.

E tutto,

ora,

vive nuova luce.

 

 

10 maggio

Oggi vorrei,

forse vorresti.

Tendere la mano

sciogliendo la cima.

Scuoterti l’anima,

guardarti leggere,

scrivere, parlare.

Sentire la tua luce

sfiorare la mia.

Lasciare Cadice

per abbandonarsi al riflesso delle onde,

perdendosi

nell’orizzonte dei nostri sguardi.

Come quando fuori piove

Come quando fuori piove

la fronte scivola sul vetro

e si raccoglie malinconia.

Come pioggia cadono parole

inascoltate,

seppur intrise del profumo di cento sogni.

Come quando fuori piove

le nubi s’alzano e s’abbassano

come danzanti,

inseguite dal tempo.

Come quando fuori piove

il frastuono violento vibra sulla pelle

ed è satura l’aria

di silenziosa paura.

 

Io uomo

Cadono lenti

pensieri di gioia su lacrime di vetro.

Memorie, Momenti

illusori,

che graffiano l’anima

e abbracciano il cuore.

Io uomo, chi sono per sentire questo.

Io uomo, che sento la solitudine nel mio profondo.

Io uomo, non so dove scende il sole quando si assopisce la luce.

Io uomo, alla deriva dell’esistenza.

Umiliazione, invana.

Io uomo,

mi cerco nel cuore,

oggi,

senza trovarmi.